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Normativa fiscale

  Esclusione di particolari proventi dal reddito imponibile delle associazioni sportive dilettantistiche  
  Circolare n. 207/E del 16 novembre 2000  
     
  L’art. 37, comma 2, lett. a), ha, tra l’altro, sostituito il comma 1 dell’art. 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133.
La nuova disposizione (divenuta ora comma 2 del citato art. 25) prevede che “per le associazioni sportive dilettantistiche, comprese quelle non riconosciute dal CONI o dalle Federazioni sportive nazionali purché riconosciute da enti di promozione sportiva, che si avvalgono dell’opzione di cui all’articolo 1 della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore al limite annuo complessivo fissato con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro per i beni e le attività culturali:
a) i proventi realizzati dalle associazioni nello svolgimento di attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali;
b) i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica di fondi effettuata in conformità all’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.”
La disposizione sopra riportata ricalca, in sostanza, quella sostituita recata dal previgente comma 1 dell’art. 25, con le seguenti variazioni.
Nella prima parte è stato eliminato il riferimento alla occasionalità e saltuarietà dei proventi sopra specificati, rimanendo comunque fermo il limite del numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore al limite complessivo di lire cento milioni per periodo di imposta. Riguardo al limite annuo di importo si precisa, infatti, che rimane attualmente valido quello fissato con il decreto 10 novembre 1999 del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e il Ministro per i beni e le attività culturali.
La disposizione contenuta nella lettera a) del comma in esame è rimasta sostanzialmente identica mentre quella contenuta nella lettera b) è stata modificata facendo riferimento, nella nuova formulazione, all’art. 108, comma 2-bis, lettera a), del TUIR.
Ciò significa (contrariamente a quanto stabilito dall’art. 1, comma 4, del citato decreto 26 novembre 1999, n. 473) che per le associazioni sportive dilettantistiche si applica la disposizione generale contenuta nell’art. 108, comma 2-bis, lettera a), valida per tutti gli enti non commerciali, ivi compresi gli enti di tipo associativo di cui all’art. 111 dello stesso TUIR.
L’art. 108, comma 2-bis, lettera a), del TUIR stabilisce che non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali “i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”.
Si precisa, comunque, che costituiscono reddito imponibile delle associazioni sportive dilettantistiche la parte dei proventi eccedenti l’importo di lire cento milioni e i proventi conseguiti oltre l’ambito delle due manifestazioni per periodo d’imposta.
Il novellato comma 2 dell’art. 25 della legge n. 133 del 1999, per effetto delle disposizioni contenute nel comma 4 dell’art. 37 in argomento, si applica a partire dal 1° gennaio 2000.
L’art. 37, comma 2, sostituisce, inoltre, il comma 7 dell’art. 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133.
La nuova disposizione (ora comma 5 del riformulato art. 25) prevede che “i pagamenti a favore di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche di cui al presente articolo e i versamenti da questi effettuati sono eseguiti, se di importo superiore a lire 1.000.000, tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L’inosservanza della presente disposizione comporta la decadenza dalle agevolazioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471”.
La principale novità rispetto al sistema previgente consiste nell’elevazione da lire centomila ad un milione del limite al di sopra del quale ogni entrata ed uscita di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche deve necessariamente transitare, pena la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge 398/91 e l'irrogazione delle sanzioni previste dall'art. 11 del d.lgs. n. 471/1997, attraverso conti correnti bancari o postali a loro intestati, ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli. Modalità che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Tra le altre modalità si richiamano quelle indicate nella circolare n. 43/E dell’8 marzo 2000 (carte di credito, bancomat, assegni non trasferibili).
Al riguardo, si ricorda che per le erogazioni liberali in denaro a favore delle società sportive dilettantistiche l’obbligo di effettuazione dei versamenti tramite banca o ufficio postale ovvero secondo le altre modalità precisate nel paragrafo relativo alle erogazioni medesime, sussiste qualunque sia l’importo dell’erogazione al fine di poter fruire delle detrazioni e deduzioni di cui agli articoli 13-bis, comma 1, lettera i-ter; 65, comma 2, lettera c-octies e 91-bis, comma 1 del TUIR.
L’articolo 37 conferma, con decorrenza dal 18 maggio 1999, l’elevazione a 360 milioni di lire del limite massimo dei proventi per beneficiare delle disposizioni recate dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, stabilito dall’articolo 25, comma 2, della legge n.133 del 1999. Si rinvia, pertanto, al riguardo ai chiarimenti forniti con la circolare n. 43/E dell’8 marzo 2000.
All’anzidetta circolare si fa rinvio anche per le precisazioni concernenti la riduzione del coefficiente di redditività dal 6 al 3 per cento, già stabilita dal comma 3 dell’articolo 25 citato.
 
     
   
     

 

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